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Il riconoscimento facciale tramite dispositivi biometrici

Il riconoscimento facciale tramite dispositivi biometrici

Il riconoscimento facciale attraverso dispositivi biometrici è un passo avanti verso il futuro, ma a che costo? È possibile mantenere la propria privacy e allo stesso tempo consentire a una macchina di riconoscere i tratti somatici del nostro volto (e automaticamente collegarli alla nostra persona, con tanto di codice identificativo e dati personali)? A quanto pare sì, ma bisogna fare attenzione – e soprattutto chiarezza – su cosa sia un riconoscimento biometrico e su quali siano i suoi reali impieghi.

Cos'è un dispositivo biometrico?

Per dispositivo biometrico si intende un dispositivo che consente l'autenticazione di un individuo attraverso metodi automatici di riconoscimento dell'identità di una persona attraverso tratti fisiognomici e comportamentali. Tra questi tratti figurano anche le impronte digitali, i lineamenti del viso, il riconoscimento vocale e via dicendo. Un punto fondamentale e di non ritorno è da sottolineare: il riconoscimento biometrico esiste da sempre, basti pensare che i primi a richiedere le impronte digitali sono stati i babilonesi durante gli accordi commerciali del 500 a.C.. L'FBI, negli anni Sessanta, ha introdotto l'Identimat, una versione più moderna della raccolta dei dati personali attraverso le impronte digitali. Il riconoscimento attraverso la biometrica, quindi, è sempre esistita. Il futuro, però, punta a un riconoscimento dei tratti fisici unici e inconfondibili (e che variano in ognuno di noi), per perfezionare il riconoscimento e renderlo ancora più preciso. Un ottimo aiuto per la sicurezza, ma un rischio per chi intende tutelare la propria privacy.

Quando è sicuro parlare di dispositivi biometrici?

La biometrica è sicura, a circuito chiuso e protetta dalla legge sulla privacy soprattutto se ci troviamo in ambienti protetti e controllati (il nostro posto di lavoro, gli aeroporti, ecc.). In questi casi siamo di fronte a un utilizzo controllato, monitorato, a circuito chiuso e possiamo stare certi al 100% che i nostri dati non faranno il giro del mondo. Diversi sono quei casi in cui il circuito è sconosciuto e non sappiamo che fine faranno i nostri dati. È una questione di software, insomma, ma anche di impiego.

Ci sono diversi modi per raccogliere informazioni dettagliate su una persona: riconoscimento facciale, oculare, impronte digitali… ma è altrettanto importante conoscere chi si trova dall'altro lato della barricata, chi è che sta a capo del software che raccoglie le vostre informazioni, perché vuole farlo e che passaggi deve effettuare per svolgere tutto in sicurezza. Una volta in possesso di tutti i dati, sarete voi stessi ad accorgervi se i vostri dati sono al sicuro oppure no. Solitamente, se la vostra azienda ha installato un dispositivo biometrico potete navigare in acque sicure e tranquille.

 

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